IL PROTOCOLLO FAST TRACK NELLA CHIRURGIA PROTESICA

IL PROTOCOLLO FAST TRACK NELLA CHIRURGIA PROTESICA

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Rimanere in ospedale il minimo indispensabile e riprendere subito una vita normale. Questi i due principali vantaggi del “Fast Track Recovery”, un nuovo modello di cura del paziente diffuso in Nord America e Nord Europa.

FAST TRACK: COS’E’

Con “Fast Track Recovery” ci si riferisce ad un programma di cura del paziente ideato negli anni ’90 dal danese Kehlet, che favorisce il recupero postoperatorio. Si applicano accorgimenti tecnici e farmacologici volti alla riduzione del sanguinamento, al controllo del dolore, alla gestione della ferita, e all’educazione del paziente. Ideato per la chirurgia generale, oggi è molto diffuso nell’Ortopedia Internazionale e sta trovando sempre più consenso nel nostro Beneamato Stivale.

L’applicazione più appropriata è nel campo protesico (protesi di ginocchio monocompartimentali, bicompartimentali, tricompartimentali, e protesi di anca), interventi frequenti sia nel pubblico che privato.

FAST TRACK: COME FUNZIONA

All’atto pratico, il protocollo “Fast Track” viene applicato a partire dalla visita ambulatoriale, con una fase “educativa”. L’educazione del paziente, attore centrale per il raggiungimento dei migliori risultati, è operata in primis dal Chirurgo, affiancato dall’Anestesista, e dal Riabilitatore. Queste figure illustreranno tutti i dettagli di propria competenza, sottolineandone i vantaggi sul breve, medio, e lungo termine.

Il paziente arriverà all’intervento, quindi, completamente conscio di ogni passaggio che lo riguarda, più sereno, e più motivato per un pronto recupero.

FAST TRACK: INTERVENTO

La fase successiva è prettamente “operatoria”, e si costituisce di una serie di accorgimenti terapeutici volti a favorire il recupero precoce.

    • L’anestesia sarà loco-regionale
    • Non sarà applicato il catetere vescicale
    • L’uso del tourniquet sarà limitato o evitato
    • Verrà iniettato un farmaco in grado di limitare il sanguinamento, in 3 momenti: prima dell’intervento, durante, e alla fine (in questo caso per via infiltrativa intrarticolare)
    • Durante l’intervento il Chirurgo praticherà un’ulteriore anestesia, locale (sui tessuti molli periarticolari)
    • L’intervento sarà eseguito con una tecnicamini-invasiva”. Questo, tuttavia, non significa uscire dalla sala operatoria con una “piccola incisione”, bensì che il vostro Chirurgo avrà avuto il massimo rispetto dei tessuti molli (tendini, legamenti, capsula articolare, muscoli). Si eviterà, quindi, la disinserzione di queste strutture, cosa normale con altri tipi di accessi chirurgici
    • Alla fine dell’intervento, l’Anestesista praticherà un’infusione continua di antidolorifici, che durerà circa 24 ore
    • Si esce dalla sala operatoria con l’arto operato in flessione. Questa posizione consente un ulteriore riduzione del sanguinamento e una più facile mobilizzazione attiva successiva. Non saranno presenti, invece, i classici drenaggi applicati nel regime ordinario di gestione del paziente protesizzato
    • Il riposo a letto, dopo l’intervento, sarà limitato a 3 ore. Quindi, con l’aiuto del terapista, il paziente sarà messo in piedi ed aiutato nel recupero della deambulazione. Senza avvertire dolore. Il giorno successivo all’intervento il paziente sarà istruito all’ascesa delle scale… e ne sarà in grado!

FAST TRACK: LA RIABILITAZIONE

Dopo 5 giorni (totali) di degenza il paziente sarà dimesso dal reparto, perfettamente autosufficiente. Alla dimissione corrisponde la terza e ultima fase del “Fast Track Recovery”: la riabilitazione.

Nei casi così trattati, il paziente non deve eseguire un classico “recupero”. Sarà stato “fermo” per sole 3 ore, quindi il raggiungimento degli obiettivi funzionali post-operatori sarà nettamente più rapido e meno impegnativo. Il Riabilitatore sarà di supporto, come educatore e supervisore, stimolando la ripresa del paziente anche tramite un lavoro di educazione e addestramento per i familiari e per le persone vicine.

FAST TRACK: VANTAGGI

    • Assenza di dolore
    • Assenza di cateteri e drenaggi
    • Non necessità di trasfusioni di sangue
    • Riduzione marcata delle complicanze postoperatorie
    • Mobilizzazione attiva immediata
    • Ricovero brevissimo (4-5 giorni contro 8 giorni, in media, dei protocolli di gestione standard)
    • Recupero funzionale precoce con ripresa delle attività leggere e dell’autosufficienza rapidissima
    • Riabilitazione senza ricoveri ma praticabile in regimi molto meno impegnativi come day hospital, ambulatoriale, o domiciliare
    • Piena soddisfazione del paziente

FAST TRACK: RISULTATI

Presso la CdC Villa Igea di Ancona questo protocollo è routinariamente applicato a tutti i pazienti sottoposti a chirurgia protesica di ginocchio ed anca. Ha portato ad un netto miglioramento clinico oggettivo e soggettivo. Su circa 80 pazienti così trattati (gruppo A), confrontati con altrettanti pazienti gestiti con il protocollo ordinario (gruppo B), si sono ottenuti: 0 trasfusioni (contro 8 nel gruppo B), 2 anemie postoperatorie (contro 13 nel gruppo B), 0 complicanze (contro 3 nel gruppo B, tutte infezioni superficiali della ferita risolte con terapia antibiotica), e una percezione media definita come “fastidio”. Il ROM, quindi il grado di movimento articolare, nel gruppo A è stato pressoché completo in tutti i pazienti.

Pazienti durante una sessione riabilitativa in palestra

Pazienti protesizzati durante una seduta di riabilitazione

Giovane anziano che corre in montagna

L’attività sportiva amatoriale è possibile anche da “grandi adulti”

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LDG

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Chirurgo Ortopedico, Specialista in Chirurgia della Spalla e del Ginocchio, si occupa di Artroscopia e di Protesica, nonchè di Tecniche Innovative di Rigenerazione Cartilaginea.

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