• Dr. Luca Dei Giudici

ARTROSI DELL’ANCA: CAUSE E TRATTAMENTO

La coxartrosi è il processo degenerativo che colpisce l’articolazione dell’anca, una delle forme di artrosi più importanti, sia per frequenza sia per l’invalidità che ne può conseguire. E’ una malattia ad evoluzione cronica, quindi consuma a poco a poco lo strato di cartilagine che riveste la testa del femore e la cavità dell’anca in cui si articola.


ARTROSI DELL’ANCA: PATOLOGIA

La funzione della cartilagine è quella di rendere levigate e scorrevoli le superfici ossee che partecipano alle articolazioni, minimizzando gli attriti durante i movimenti. L’usura della cartilagine determina dolore cronico e riduce la fluidità dei movimenti. Successivamente, il danno della cartilagine si estende anche ai tessuti vicini per cui i sintomi peggiorano. Quando il rivestimento cartilagineo si assottiglia al punto da esporre l’osso sottostante, quest’ultimo reagisce addensandosi e producendo degli speroni chiamati osteofiti. Nelle fasi più avanzate, la capsula articolare s’ispessisce e i muscoli si retraggono fino a determinare gravi deformità. Le anche tendono a bloccarsi in semiflessione, rigide e ruotate all’esterno, aumenta il dolore e la limitazione articolare, rendendo difficile anche semplicemente camminare. In circostanze così gravi, solo l’intervento chirurgico con impianto di una protesi artificiale può risolvere il problema.


ARTROSI DELL’ANCA: CAUSE

Le cause della coxartrosi sono numerose. Nelle forme primarie, non è possibile identificare una precisa causa d’origine. Nelle forme secondarie si riconoscono come cause altre patologie, disturbi o traumi, malattie congenite dell’anca, fratture, e infezioni articolari. La coxartrosi primaria è una malattia tipica dell’età avanzata ed insorge frequentemente dopo i 60 anni di età. Alcuni fattori generali ne favoriscono la comparsa, ad esempio, se un paziente pesa troppo oppure svolge un’attività lavorativa o sportiva che impone pesanti sollecitazioni sull’articolazione, avrà maggiori probabilità di avere un’artrosi dell’anca. Le forme secondarie di artrosi possono invece colpire pazienti più giovani, anche di 30-40 anni; in molti casi si sviluppano delle condizioni che causano il danneggiamento irreversibile dell’articolazione, ad esempio fratture, lussazioni o processi infiammatori. In altri casi, la coxartrosi può essere la conseguenza di malformazioni congenite dell’articolazione stessa. Più rari sono invece i casi di coxartrosi secondaria legata a disordini sistemici, quali la presenza di malattie dismetaboliche o endocrine, come il diabete, l’artrite reumatoide o la gotta.


Caratteristiche principali sono superfici irregolari, ridotte e formazione di osteofiti
Modifiche causate dall’artrosi dell’anca

ARTROSI DELL’ANCA: SINTOMI E DIAGNOSI

I sintomi tipici sono il dolore e la limitazione dei movimenti, che peggiorano con il passare del tempo. Il dolore viene avvertito all’inguine o alla parte anteriore della coscia, raramente al gluteo. In altri casi, il dolore può essere avvertito nella regione esterna della coscia e può scendere fino al ginocchio. Una caratteristica importante è l’evoluzione progressiva: se inizialmente viene accusato camminando o dopo sforzi prolungati, risolvendosi con il riposo, nelle fasi più avanzate diventa persistente. Inoltre, va di pari passo con la limitazione dei movimenti e può diventare difficile uscire dalla vasca da bagno, salire su una bicicletta o accovacciarsi per calzare una scarpa.

I sintomi possono orientare il medico verso una diagnosi corretta. Egli, oltre ad indagarne la natura, il loro andamento nel tempo, e la correlazione con i fattori di rischio, apprezzerà anche il grado di limitazione. Per una conferma del sospetto diagnostico, e per ottenere un quadro preciso, si rendono necessari degli esami radiologici, in primis una semplice radiografia.


Si apprezza inoltre un ampio geode (cisti ossea) nell'acetabolo
Coxartrosi. Quadro radiografico

ARTROSI DELL’ANCA: TRATTAMENTO

Per quanto riguarda il trattamento, nelle prime fasi della malattia antidolorifici e antinfiammatori danno sollievo dal dolore. Però non sono in grado di limitare né tantomeno invertire il danno alla cartilagine, che continuerà quindi ad aggravarsi. Inoltre, è necessario fare attenzione a non abusare di questi farmaci, come l’ibuprofene o il naprossene, perché non sono del tutto privi di effetti collaterali. Sempre nelle fasi iniziali, quando la degenerazione cartilaginea è ancora parziale, possono essere utili delle infiltrazioni (di acido ialuronico o di cellule staminali). Difronte ad un’artrosi avanzata, il trattamento più efficace è invece chirurgico e prevede l’impianto di una protesi: si inserisce un’articolazione artificiale in lega metallica. Esistono protesi complete e parziali, di materiali differenti e che richiedono procedure chirurgiche diverse; la scelta come sempre va effettuata in base alle caratteristiche del singolo paziente. L’intervento elimina il dolore artrosico e migliora la qualità di vita del paziente, restituendogli almeno parte del movimento perduto.

A prescindere dal trattamento scelto, la riduzione del peso corporeo è certamente una priorità consentendo di diminuire il sovraccarico, prevenire il danno cartilagineo o comunque riducendone la progressione. Inoltre, in previsione di un intervento chirurgico, si riducono le possibili complicanze e migliora la fisioterapia post-operatoria.

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