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Le lesioni meniscali

Le lesioni meniscali sono frequenti nei giovani, in seguito a traumi distorsivi o movimenti innaturali del ginocchio. Avviene un mancato scivolamento del menisco tra le due superfici articolari, che quindi rimane pinzato tra queste, e sviluppa una lacerazione o una rottura netta. Lo stesso può accadere per sforzi eccessivi o movimenti improvvisi (estensione repentina del ginocchio dopo aver mantenuto il ginocchio piegato). Con l’aumentare dell’età, inoltre, il menisco va progressivamente incontro a degenerazione per disidratazione.

Ogni ginocchio possiede due menischi, mediale e laterale (o interno ed esterno), formati da fibrocartilagine, posti tra le superfici articolari del femore e della tibia. Il menisco mediale ricorda una C mentre il menisco laterale ha una forma più circolare, quasi ad O. Perifericamente sono solidali alla capsula articolare per una serie di connessioni legamentose, ma possiedono una discreta mobilità e deformabilità così da adattarsi alle sollecitazioni che si verificano durante il movimento del ginocchio. Hanno la funzione principale di proteggere le cartilagini articolari, favorendo la congruenza articolare, agevolando lo scorrimento, diminuendo gli attriti, e assorbendo le forze che si scaricano sul ginocchio. Agiscono, quindi, come un cuscinetto ammortizzatore. La criticità più grande per questi importanti elementi anatomici deriva proprio dalla loro composizione. Essendo formati da cartilagine, purtroppo, come tutti gli altri tessuti simili non presentano elementi di derivazione nervosa, o vascolare, o linfatica; ciò si traduce in una limitatissima capacità di riparazione spontanea, che nel caso specifico dei menischi è possibile esclusivamente quando si sia sviluppata una lesione in quella che tecnicamente viene detta “zona rossa-rossa”. Questa corrisponde alla connessione periferica del menisco alla capsula articolare, ed è l’unica porzione del menisco ad avere un minimo di capillari e, quindi, di possibilità di riparazione.
Le lesioni meniscali sono frequenti nei giovani, in seguito a traumi distorsivi o movimenti innaturali del ginocchio. Avviene un mancato scivolamento del menisco tra le due superfici articolari, che quindi rimane pinzato tra queste, e sviluppa una lacerazione o una rottura netta. Lo stesso può accadere per sforzi eccessivi o movimenti improvvisi (estensione repentina del ginocchio dopo aver mantenuto il ginocchio piegato). Con l’aumentare dell’età, inoltre, il menisco va progressivamente incontro a degenerazione per disidratazione; molto frequentemente, dopo i 60 anni circa, le lesioni meniscali sono di natura degenerativa, e da ritenersi sovrapponibili alle alterazioni artrosiche, contribuendo solo in minima parte al quadro sintomatologico che viene riferito dal paziente.
Le lesioni meniscali si definiscono radiali quando perpendicolari all’asse maggiore, o longitudinali quando creano una divisione all’interno del corpo. Un tipo particolare di lesione si ha quando la fissurazione longitudinale crea una separazione tra i due segmenti, ed il segmento interno si mobilizza e si lussa, ricordando un “manico di secchio”, e potendo essere causa di un blocco vero e proprio del ginocchio.
Una lesione meniscale causa, principalmente, dolore. Si può associare un blocco vero, uno pseudo-blocco (su base antalgica), e gonfiore da versamento intrarticolare (chiamato idrartro). La diagnosi si esegue attraverso dei test meniscali dedicati, supportata dalla storia del paziente. Solitamente, nelle lesioni acute il dolore compare per una distorsione del ginocchio, e vi può essere la sensazione di un “crack” durante il movimento. Nelle lesioni croniche, invece, non si associa un trauma preciso ma, piuttosto, vengono riferiti episodi ripetuti di dolore e versamento.
Alla clinica, fondamentale, si affianca la radiologia. La classica radiografia non ha alcuna utilità per la diagnosi della lesione meniscale, però è indispensabile per escludere eventuali lesioni ossee ed osteocondrali che possono essere insorte durante l’evento traumatico, nonché per identificare la presenza di un quadro artrosico sottostante (che potrebbe stravolgere il tipo di trattamento da effettuare). L’esame più affidabile, e necessario per la caratterizzazione della lesione meniscale, è la risonanza magnetica.
Poiché, come detto sopra, il menisco ha una quota estremamente ridotta di vasi sanguigni, e le capacità riparative spontanee sono minime, il trattamento di una lesione meniscale è quasi sempre chirurgico. Attualmente la chirurgia meniscale è di pertinenza artroscopica. Esistono due tipi di trattamenti: la meniscectomia, e la sutura. La meniscectomia rappresenta il trattamento più frequente, e consiste nella rimozione del tessuto meniscale che presenta la lesione. Questo approccio demolitivo rimuove esclusivamente la zona di lesione, conservando quanto più tessuto sano possibile. Si esegue poiché è stato dimostrato che la rimozione del solo tessuto leso evita la progressione della lesione, lo sviluppo di danni cartilaginei locali, e calma il dolore e gli idrartri. Inoltre, la progressione verso l’artrosi è comunque meno veloce con un menisco che abbia subito una meniscectomia selettiva (ma che mantiene la funzione di cuscinetto) piuttosto che con un menisco non trattato. La sutura meniscale, invece, è una tecnica in grado di salvare completamente il menisco lesionato, e viene comunque sempre ricercata prima di procedere alla meniscectomia. Essa è, però, limitata a quella zona che abbiamo visto contenere un minimo di capillari. Tecnicamente viene fatta sanguinare nuovamente la lesione, e si applica un numero adeguato di punti di sutura, con lo scopo di riaccostare i margini della lesione e di farla cicatrizzare nel migliore dei modi. Altre tecniche di chirurgia meniscale sono: gli scaffolds, delle impalcature sintetica entro cui si fa crescere una cicatrice con la forma e alcuni elementi strutturali tipici del menisco (come a formare un vero e proprio nuovo menisco); e i trapianti meniscali, ovvero l’impianto di un menisco completo prelevato da un donatore.
Dopo l’intervento si osserva un brevissimo periodo di riposo, si usano le stampelle, e si segue un programma riabilitativo dedicato. Il recupero delle attività leggere avviene dopo circa 3 settimane, mentre per le attività più impegnative ne occorrono 5-6. I tempi di recupero sono sovrapponibili per la meniscectomia e per la sutura, differenziandosi solo nel periodo iniziale del recupero, che per la sutura meniscale è più cauto e lento, essendo necessario “proteggere” la riparazione eseguita.

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