fast track recovery dottor ortopedico luca dei giudici

Il Fast Track Recovery

Rimanere in ospedale il minimo indispensabile e riprendere subito una vita normale. Questi i due principali vantaggi del “Fast Track Recovery”, un nuovo modello di cura del paziente diffuso in Nord America e Nord Europa.

Che cos’è il fast track?

Con “Fast Track Recovery” ci si riferisce ad un programma di cura del paziente ideato negli anni ’90 dal danese Kehlet, che favorisce il recupero postoperatorio applicando una serie di accorgimenti volti alla riduzione delle perdite ematiche, al controllo del dolore, alla gestione della ferita chirurgica, e all’educazione del paziente. Ideato per la chirurgia generale, oggi è molto diffuso nell’Ortopedia Internazionale e sta trovando sempre più consenso nel nostro Beneamato Stivale.

L’applicazione più appropriata, in Ortopedia, è nel campo protesico (protesi di ginocchio monocompartimentali, bicompartimentali, tricompartimentali, e protesi di anca), che racchiude la maggior parte degli interventi comunemente praticati sia nelle strutture pubbliche che private.

All’atto pratico, il protocollo “Fast Track Recovery” viene applicato a partire dalla visita ambulatoriale, con una fase “educativa”. L’educazione del paziente, attore centrale per il raggiungimento dei migliori risultati, è operata in primis dal Chirurgo Ortopedico, affiancato dall’Anestesista, e dal Riabilitatore che seguirà il paziente. Queste figure professionali illustreranno tutti i dettagli di propria competenza, sottolineandone i vantaggi sul breve, medio, e lungo termine.

Il paziente arriverà all’intervento, quindi, completamente conscio di ogni passaggio che lo riguarda, più sereno, e più motivato per un pronto recupero.

La fase successiva è prettamente “operatoria”, e si costituisce di una serie di accorgimenti terapeutici volti a favorire il recupero precoce.
  • L’anestesia sarà loco-regionale
  • Non sarà applicato il catetere vescicale
  • L’uso del tourniquet sarà limitato o evitato
  • Verrà iniettato un farmaco in grado di limitare il sanguinamento, in 3 momenti: prima dell’intervento, durante, e alla fine (in questo caso per via infiltrativa intrarticolare)
  • Durante l’intervento il Chirurgo praticherà un’ulteriore anestesia, locale (sui tessuti molli periarticolari)
  • L’intervento sarà eseguito per via “mini-invasiva”. Questo, tuttavia, non significa uscire dalla sala operatoria con una “piccola incisione”, bensì che il vostro Chirurgo avrà preparato l’osso e impiantato le componenti avendo il massimo rispetto dei tessuti molli, dei tendini, dei legamenti, della capsula articolare. Si eviterà, quindi, la disinserzione di queste strutture, cosa normale con altri tipi di accessi chirurgici
  • Alla fine dell’intervento, l’Anestesista praticherà un’infusione continua di antidolorifici, che durerà circa 24 ore
  • Si esce dalla sala operatoria con l’arto operato in flessione. Questa posizione consente un ulteriore riduzione del sanguinamento e una più facile mobilizzazione attiva successiva. Non saranno presenti, invece, i classici drenaggi applicati nel regime ordinario di gestione del paziente protesizzato
  • Il riposo a letto, dopo l’intervento, sarà limitato a 3 ore. Quindi, con l’aiuto del terapista, il paziente sarà messo in piedi ed aiutato nel recupero della deambulazione. Senza avvertire dolore. Il giorno successivo all’intervento il paziente sarà istruito all’ascesa delle scale… e ne sarà in grado
Dopo 5 giorni (totali) di degenza il paziente sarà dimesso dal reparto, perfettamente autosufficiente.

Alla dimissione corrisponde la terza e ultima fase del “Fast Track Recovery”: la riabilitazione.

Nei casi così trattati, il paziente non deve eseguire un classico “recupero”. Sarà stato “fermo” per sole 3 ore, quindi il raggiungimento degli obiettivi funzionali post-operatori sarà nettamente più rapido e meno impegnativo. Il Riabilitatore sarà di supporto, come educatore e supervisore, stimolando la ripresa del paziente anche tramite un lavoro di educazione e addestramento per i familiari e per le persone vicine al paziente.

In quali vantaggi, in pratica, si traduce questo protocollo?
  • Assenza di dolore
  • Assenza di cateteri e drenaggi
  • Non necessità di trasfusioni di sangue
  • Riduzione marcata delle complicanze postoperatorie
  • Mobilizzazione attiva immediata
  • Ricovero brevissimo (4-5 giorni contro 8 giorni, in media, dei protocolli di gestione standard)
  • Recupero funzionale precoce con ripresa delle attività leggere e dell’autosufficienza rapidissima
  • Riabilitazione senza ricoveri ma praticabile in regimi molto meno impegnativi come day hospital, ambulatoriale, o domiciliare
  • Piena soddisfazione del paziente


Presso la CdC Villa Igea di Ancona, dove opera il dr. Dei Giudici, questo protocollo è routinariamente applicato a tutti i pazienti sottoposti a chirurgia protesica di ginocchio ed ha portato ad un netto miglioramento clinico oggettivo e soggettivo. Su circa 80 pazienti così trattati (gruppo A), confrontati con altrettanti pazienti gestiti con il protocollo ordinario (gruppo B), si sono ottenuti: 0 trasfusioni (contro 8 nel gruppo B), 2 anemie postoperatorie (contro 13 nel gruppo B), 0 complicanze (contro 3 nel gruppo B, tutte infezioni superficiali della ferita risolte con terapia antibiotica), e una percezione media definita come “fastidio”. Il ROM, quindi il grado di movimento articolare, nel gruppo A è stato pressoché completo in tutti i pazienti.

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